La richiesta di far passare via L'Aquila la nuova linea veloce tra Roma e Pescara ha sollevato diversi dubbi, soprattutto perché non era chiaro il percorso che la tratta avrebbe dovuto assumere.

A chiarire un po' il tutto ci pensa oggi Il Capoluogo che pubblica i dettagli del progetto.

Nello specifico, il nuovo corridoio di collegamento tra Adriatico e Tirreno coinvolgerebbe il porto di Ortona, passerebbe per Pescara, Chieti e Sulmona, per arrivare a L’Aquila, nello scalo di Sassa. Da lì il percorso si complica, in quanto dovrebbero sorgere nuove infrastrutture tra L’Aquila e Passo Corese, nel Lazio. Parte di queste infrastrutture, da Rocca Sinibalda a Passo Corese, sono già previste, mentre da L’Aquila a Rocca Sinibalda sarebbero completamente nuove. Al di là del potenziamento per ottenere la linea ferroviaria veloce, occorrerebbe quindi che quel tratto fosse realizzato dal nulla. Da Passo Corese, infine, le due linee per Roma e Civitavecchia.

Per quanto riguarda i costi, “una prima valutazione – si legge nel progetto del comitato – può essere fatta a partire dal costo medio al chilometro di nuove ferrovie attualmente in costruzione, come ad esempio la nuova AV/AC Napoli – Bari, che ha un costo di 50 – 70 milioni di euro al chilometro (50-70M€/km). Considerando che il tratto di “nuova ferrovia” proposto in questa ipotesi è di ​circa 32km​, si può stimare un costo per l’opera in ​1.6 – 2.2 miliardi di euro​“.

Secondo il progetto promosso dal comitato, in questo modo per percorrere il tratto Pescara a Roma basterebbero poco più 2 ore. Un’ora, invece, per L’Aquila Roma.

Per lo stesso comitato, i benefici tecnici che sarebbe possibile ottenere con la realizzazione di questo progetto andrebbero dalle potenzialità dell’aeroporto di L’Aquila per un eventuale trasporto merci, al consolidamento e ulteriore sviluppo delle aziende farmaceutiche, dell’industria di riciclo e rigenerazione materie prime da prodotti elettrici/elettronici (RAEE) e altre produzioni di materie prime seconde (fondamentali in ottica di economia circolare industriale), consolidamento e ulteriore sviluppo turistico naturalistico anche dell’intero comprensorio Valle dell’Aterno, Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, Parchi regionali e riserve naturali adiacenti anche in province e regioni limitrofe”.

Inoltre, “il progetto di cicloviaturistica polifunzionale dell’Aterno da Capitignano a Molina, già finanziata con 20 milioni dal programma Restart, troverebbe il suo ideale completamento in una linea ferroviaria più efficiente. Il miglioramento del collegamento con la fascia costiera porterebbe finalmente ad esprimere il vero potenziale turistico della Regione con l’inserimento anche della zona teramana esclusa oggi da ogni collegamento; Consolidamento e ulteriore sviluppo del turismo culturale/artistico. Solo nella città di L’Aquila (sesta città d’arte in Italia, luogo della Perdonanza Celestiniana) e nel cratere dei sismi 2009 e 2016-17 è stato compiuto e si sta compiendo uno sforzo di ricostruzione e riscoperta dell’enorme patrimonio artistico dell’area aquilana, che non aspetta altro che essere valorizzato per non vanificare gli ingenti investimenti e l’impegno profuso negli anni, in coordinamento con tutte le altre numerose realtà regionali; Sfruttamento di un patrimonio edilizio sempre nel cratere completamente rinnovato secondo i più recenti criteri di sicurezza ed efficienza energetica; Consolidamento e ulteriore sviluppo delle importanti realtà accademiche presenti sul territorio, quali l’Università degli Studi dell’Aquila, il Gran Sasso Science Institute e tutte le realtà ad essi connesse, non ultimi gli spin-off aziendali e la rete di società a carattere fortemente innovativo. Di rilevante interesse anche il rapporto con le realtà produttive legate all’automotive nella Val Di Sangro; Sviluppo della città dell’Aquila con funzione di centro congressi, servizi, direzionale per la vicina Capitale; Sviluppo commerciale/industriale con insediamento di nuove aziende nei poli esistenti o da riqualificare lungo l’asse; Riqualificazione delle vicine aree Teramane, Picene e Sabine, con conseguente sviluppo economico”.

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