L'onorevole Eugenio Duca torna a parlare di Alta Velocità sull'Adriatica.
Lo fa in una interessante intervista al Corriere Adriatico.
Secondo Duca sarebbe necessaria "una decisione del governo nazionale che inserisca la linea tra le priorità per i prossimi 20-30 anni. RFI - aggiunge Duca - non è il soggetto decisore ma è la società che gestisce"
Sulla sostenibilità della richiesta, "i decisori politici devono tenere conto che gli abitanti delle regioni Puglia, Molise, Abruzzo e Marche sono più di 7 milioni di italiani. Se si aggiungono le parti di Emilia Romagna, di Umbria e di Basilicata, quali possibili fruitori della ferrovia veloce, si superano gli 8 milioni. A questi vanno aggiunti i turisti che nella riviera adriatica interessata superano i 4 milioni. Anche Assoporti, l'Associazione delle AdSP nazionali potrebbe svolgere un ruolo di sostegno all'iniziativa".
Due parole poi sulla progettazione. "Si dovranno valutare diverse ipotesi tenendo conto della tutela ambientale, delle compatibilità finanziarie pensando anche a scelte articolate. Se, per ipotesi si vuole lasciare l'attuale linea da Rimini a Bologna (109 chilometri) e il potenziamento potesse essere fatto sull'attuale tracciato, si potrebbe realizzare con costi molto inferiori a quelli di una nuova linea (espropri, nuove stazioni ferroviarie). Il tratto da Rimini a Foggia (376 km) comprende Marche, Abruzzo e Molise. Il tracciato tra Foggia e Bari (116 km) è già nell'alta velocità Napoli-Bari. Tra Bari e Lecce (139 km) va valutata la possibilità di costruire una nuova linea o utilizzare l'attuale tracciato".
L'aspetto peggiore sono ovviamente i costi. "Un conto è una linea per treni da 350 km orari e un conto è per treni da 200 km orari. Si vuole una nuova linea per l'intero tracciato o prevedere interconnessioni con l'attuale rete, stazioni e impianti di riparazione dei rotabili ? Va tenuto in considerazione che sulle linee AV/AC transitano anche convogli che viaggiano a 200 km orari, anche i treni merci e pendolari; non solo quelli ad Alta Velocità".
La chiusura lascia un velo di ottimismo. "Se si crea una forte pressione unitaria il governo ne dovrà tenere conto e decidere di programmarla. Le risorse finanziarie sono sicuramente ingenti ma non impossibili da reperire anche traguardandole a 20 anni".
L'intervista integrale è disponibile cliccando qui.


